Ferruccio Gard | Paolo Ruffilli – GARD, IL CINETICO DEL COLORE, 2011
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Paolo Ruffilli – GARD, IL CINETICO DEL COLORE, 2011

(Motivazione per la segnalazione di Ferruccio Gard al Padiglione Nazionale Italia (Venezia, Arsenale), a cura di Vittorio Sgarbi, 54. Biennale Internazionale di Venezia, 2011)

Nell’astratto così come nel cinetico Ferruccio Gard affida tutto al colore e il colore è, insieme, forma e sostanza della sua creatività.

Una creatività visionaria che sperimenta lo spazio della conoscenza attraverso lo sguardo interiore e sonda le ragioni della vita attraverso il rigore geometrico.

Nella sua piena maturità artistica, Gard conosce una stagione solare che dura ormai da anni. Nelle sue opere pittoriche, le immagini sulla tela vivono nella prospettiva di chi le guarda e sente e interpreta nel momento stesso in cui le vede.

Sono le proiezioni del profondo che emergono dall’inconscio stesso dell’artista. Non sono mai gli “oggetti” il senso della pittura di Gard, ma se mai le "situazioni" che gli oggetti suscitano in chi ne guarda l’essenza oltre l’apparenza. E si può dire che la condizione dell’oggetto è estesa al soggetto, all’artista che si replica sul quadro nel dispiegarsi del colore. Un colore che, pur essendo eruttivo e perfino esplosivo, è ordinato e perfettamente bilanciato e proprio per questo capace di farsi strumento espressivo della totalità.

Si deve parlare di una geografia dell’anima, nel senso più nobile e autentico. Nell’intenzione, comunque, del raggiungimento e della tenuta di una misura che, inseguita nella vita, si ricompone sulla tela. Perché gli impianti scenografici di Gard sono i luoghi dell’illuminazione, alla maniera dei procedimenti paralleli della poesia, in quell’intima unione di segno, tono e colore a evocare e suggerire sensazioni, emozioni, impressioni, suggestioni, scoperte.

Bisogna infine sottolineare la capacità di Gard di rivelare sulle sue tele quello che appartiene anche nascostamente al visibile, aggiungendo che nelle sue opere conta non tanto il colore riportato all’ordine geometrico, che pure ne è protagonista, quanto la vibrazione del mistero che dal suo calcolo algebrico ogni volta emana, a stimolare l’acutezza estrema dell’occhio di noi che guardandolo ci troviamo di colpo in mano la chiave per decifrare l’enigma delle cose della vita e del mondo.

Ecco l’essenza profonda dell’arte di Gard, la ragione e la giustificazione del suo cerchio perfetto, della sua limpida coerenza.

E, nel senso dell’attesa e nella prospettiva misterica del silenzio, a colpirci è la magia della luce che, dietro al variare della lunghezza d’onda scomposta nei colori, scava il buio rivelando sulla superficie ciò che vive nel retroscena, la partitura costitutiva segreta, l’intima natura della realtà.