Ferruccio Gard | Giovanni Granzotto – MOVIMENTO COME MESSAGGIO, 2008
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Giovanni Granzotto – MOVIMENTO COME MESSAGGIO, 2008

(dalla presentazione della mostra “ Movimento come Messaggio”, Triennale Internazionale d’Arte Contemporanea, Praga, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, giugno-settembre 2008)

Secondo una felice intuizione già balenata negli anni settanta, al cuore dell’elemento colore, Ferruccio Gard allarga, o meglio svincola la carica centrifuga, espansiva e diffusiva del pigmento dalla gabbia geometrica, e dai vincoli, dalle impalcature lineari, lasciando appunto che il colore cammini da solo, ma non nei termini dirompenti di pura deflagrazione, di aleatorietà e di instabilità assoluta. Il Maestro conosce così bene le proprietà di quell’elemento, da lasciargli lo spazio per costruire da solo, attraverso l’incontro dei pigmenti e la loro proliferazione – assolutamente non caotica, controllata, ma non rattenuta – una nuova fantastica ma solidissima interpretazione della realtà. Egli non guida, non dirige la materia: la incanala soltanto nei bacini di contenimento delle sue “visioni”, e lascia che ogni deflagrazione, proprio come in una incessante e magica ripetizione del Big Bang, ritrovi il suo punto di equilibrio, ricuperando il proprio alveo naturale, permettendo ai pigmenti di riconoscere gli affini e i contrari; lasciando, insomma, che il colore balli da solo e assieme agli altri, e che ogni centro cromatico diventi un punto di fuga, e di forza e di sostegno allo stesso tempo. Il risultato è uno spettacolare, rutilante firmamento in cui Gard, propone una nuova strada per il neo-plasticismo moderno, una nuova strada in termini sintattici e linguistici, ma che fa riferimento a un nucleo antico, originario, che rimane il fondamento di ogni processo creativo. Se prima, quel nucleo centrale, che per Caramel si dimostrava più vivo e squillante, rispetto alle profonde e silenziose campiture dei neri di fondo, che comunque sostenevano tutto l’impianto architettonico della composizione, e soprattutto dalla loro poderosa fissità rilanciavano il ritmo gioioso del colore, se, dunque, quel nucleo manteneva ancora una certa staticità, o meglio una sorta di astratta ieraticità, ora il colore sembra davvero travalicare ogni difesa, ogni recinzione, per diffondersi inarrestabile nelle praterie della forma pura e del colore puro. La nube, l’atollo, il pulviscolo puntinato e colorato, e apparentemente, solo apparentemente indefinito, si propone con l’energia magmatica del ricordo di un’emersione da un mondo indistinto e sotterraneo; immediatamente ritrova gli oceani che si acquietano in campiture mono cromatiche, definendo, spartendo la superficie secondo la valenza gerarchica e diffusiva di ogni singola gamma cromatica.