12 Apr Achille Bonito Oliva – L’ORDINE INSTABILE, 1998
(dalla presentazione della mostra personale “L’ordine instabile”, Aosta, Tour Fromage, maggio-giugno 1998)
In Ferruccio Gard il sogno dello stile abita l’opera attraversata naturalmente dal dinamismo che non significa però semplice astrazione bensì anche fascino dell’essenzialità al limite di una filosofia complessa e moderna. Perché i rigori della tecnica e dell’armonia comportano sempre un’essenzialità che confina con la stilizzazione, effetto questo della produzione tecnologica. Egli crea macchine formali che contengono dentro di sé l’idea della costruzione e dell’incastro, una complessità sempre montabile e smontabile a vista d’occhio. Anche il quadro e il disegno sono costruiti con una volumetria che riesce a coniugare insieme i principi del dinamismo virtuale e quello di una stasi iniziale. Le forme sono disegnate e dipinte con spessori e gusto cromatico forte ed accentuato capaci di restituire il senso dell’artificio della scena urbana.
Una vitalità segna le figure e gli oggetti, restituiti mediante l’uso di linee curve. Una consistenza volumetrica sembra contraddire il principio della velocità che scompone i corpi e li rende astratti. Nello stesso tempo l’immagine ha sempre una valenza onirica, frutto di montaggio di situazioni inedite ed accostamenti fuori dall’usuale.
Riconducibile all’apparizione di un movimento che articola lo spazio in maniera da accostare per accelerazione gli oggetti fra loro, ma senza farli decollare fuori dalla legge di gravità.
… Comunque tutto si muove in circolo secondo linee di scorrimento che avvolgono la composizione e la rendono campo di un sistema di relazioni mobili secondo le regole di un eterno motore che sembra perdere gli ardori macchinistici ed acquistare invece la cadenza pacata di una visione filosofica che travalica anche la modernità.
Arriviamo così all’astrazione di forme che non rimandano più all’iconografia cinetica ma ad una sorta di universo neoplatonico dove le forme pure nella loro concreta astrattezza si fronteggiano nella perfezione di un’immobilità che comprende ogni possibile movimento che poi è l’essenza dell’arte che trasfigura ogni dettaglio in dato universale come la città che lo nutre: Venezia, nel suo ordine architettonico di bellezza reso instabile dall’acqua alta.