Ferruccio Gard | Roberto Sanesi, 1992
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Roberto Sanesi, 1992

(“Corriere della Sera”, Milano, 8 novembre 1992)

…L’aspetto relativamente più insolito di queste opere è dovuto al fatto che proprio al centro del vortice geometrico in movimento, in quello che si dovrebbe supporre il perno sul quale ruota tutta la composizione, lo spazio letteralmente si sgretola in una macchia informe, quasi una nebulosa. Gard, in quel punto focale che si immaginava altrimenti ideale, “astratto”, mette improvvisamente a contrasto una forma che attiene alla gestualità, all’impulso, al colore come corpo sensibile, all’impressione. Questa interferenza contraddittoria provoca una lettura complessiva delle forme del tutto diversa, e lascia intendere che è comunque la luce, persino in senso simbolico, la vera protagonista.
Il senso di instabilità o spaesamento che era stato notato deriva dunque da una possibilità aperta: luce concettuale, costruttiva, matematica; luce-colore con allusioni naturalistiche; luce come energia spirituale.